giovedì 2 febbraio 2017

FAITH




FAITH

Una bambina era molto emozionata, perché stava per entrare per la prima volta in piscina: non sapeva nuotare, ma pensava che, una volta in acqua, ci sarebbe riuscita naturalmente.
Quando fu in acqua si rese però conto che la cosa era molto, ma molto, differente… Non poteva mettersi in piedi e si agitava con le braccia e le gambe per non affogare: quando era, ormai, allo stremo delle forze, sua sorella la salvò.
Mentre leggevo l’inizio della meditazione quotidiana del calendario “Più che vincitori”, ecco echeggiare dalla TV, rimasta casualmente accesa, l’ultimo hit di Stevie Wonder: Faith (casualmente? Il caso è il modo in cui Dio si presenta, sotto mentite spoglie, quando non vuol farsi riconoscere…).
I got faith in you now, baby, I met you, halleluya, I got faith…

Sì, ci vuole fede: ‘cause I gotta have faith –  “perché devo avere fede”, cantava anche George Michael, ma ha fallito; come rischiava di fallire la bambina inesperta e inconsapevole. 
Lei, infatti, dalla prima fase (l’ignoranza inconsapevole) era bruscamente passata – nel pieno della gioia del “primo bacio” (il tuffo in piscina) – alla seconda fase (l’ignoranza ahimè consapevole: lincapacità appresa).
Successivamente, però, grazie all’esperienza – l’aiuto della sorella e i suoi sforzi personali – avrebbe attraversato le altre due fasi: la conoscenza consapevole (capacità appresa”) e, in ultimo, la conoscenza inconsapevole (quando avrebbe cominciato a nuotare naturalmente, senza più pensare a quale braccio mettere prima, quale gamba ecc.).

Fede, mancanza di fede, sfiducia… Dio, non-Dio, teismo, ateismo (per quanto, per dirla con Nicolás Gómez Dávila, e qui faccio il salto della quaglia, un libro che non abbia Dio, o l’assenza di Dio, come protagonista clandestino, è privo d’interesse).
Per togliervi dal “nulla ruggente” (la mosca che si crede un leone) di molti dei dibattiti e modi di pensare di questi giorni, e gettarvi nell’attimo fuggente, eccovi un estratto dal mio Gocce di pioggia a Jericoacoara.
Vi inonderà di informazioni, ma, una volta, asciugati, vi sentirete impregnati di “senso” (e un po’ di sensualità). E se qui c’è il sesto senso – e un po’ di non-senso – a voi tocca aggiungerne altri, di sensi (e non-sensi).
By the way, la citazione di Gómez Dávila fa da incipit al mio romanzo (che per questo è pieno di interesse, e interessi…). E poi, se con Stevie Wonder duetta Ariana Grande, qui a Julim tiene il filo Arianna.

«La musica, il cinema, anche le droghe: l’importante era sperimentare. Parlo degli anni ’60 (ero appena un bambino implume), ’70 e ’80. E con strascichi, o reinvenzioni, ancora oggi. Questo il viaggio che ciascuno di noi, se ha vissuto, ha fatto. E io ho vissuto, tu hai vissuto. Tuttavia, ci siamo poi ritrovati in un vicolo cieco. Ma erano esperienze che andavano, e vanno fatte. Nell’Ecclesiaste c’è scritto: “Rallegrati pure, o giovane, durante la tua adolescenza, e gioisca pure il tuo cuore durante i giorni della tua giovinezza; cammina pure nelle vie dove ti conduce il cuore e seguendo gli sguardi dei tuoi occhi…” Quindi, alla Agostino (memore di Paolo): Ama e fa’ ciò che vuoi!” Per dirla con il bestiale Aleister: Love is the Law – l’Amore è la legge. Ma io ti dico: Laugh… Love is Life – ridi… l’Amore è Vita! Laugh, Love, Life… la triade LLL (sul cancello della villa maudite c’era solo la ‘diade’: L&L – mancava Love …ma anche Life – e poi non c’era niente da Laugh…).  
Dai, Arianna: ama, ridi e vivi! E tornando a Paolo, sintetizzandone il pensiero: Nessuno ti può giudicare (se sei ‘figlio/figlia di Dio’); anzi, sei tu che ti puoi permettere di giudicare (in linea teorica, ma evita, possibilmente, di farlo…). Sei libera di fare, leggere, vedere, ogni cosa (ma non tutto è utile…). Rievocando Qohélet: “Bandisci dal tuo cuore la tristezza, e allontana dalla tua carne la sofferenza…”; tuttavia, il ‘Predicatore’ (sempre lui, l’’ecclesiaste’) aggiunge – sintetizzo anche qui il concetto – ricordati del tuo Creatore e temine il giudizio.  
In definitiva, libertà ma non licenza, vita gioiosa, piena, al cento per cento, ma con un senso. Riassumendo, alla Borges: Dio non ci pompa, né ci giudica. Fa di meglio…» 
(…)
«Lo so, il cristianesimo è messo in cattiva luce da una visione mesta, triste, grigia, del regno celeste qui in terra. Che non è nemmeno il nirvana buddista. Invece, il cristiano deve vivere con gioia, sfrontatezza, piacere… E parlo di una ‘situazione esistenziale’ che è già operativa adesso, qui e ora. Puoi vivere in paradiso (non solo spirituale, ma anche, per così dire, carnale) già su questa terra. “Riportate, come me, la virtù volata via sulla terra – sì, riportatela al corpo e alla vita; perché dia un senso alla terra, un senso umano!” Così cantava Nietzsche, anticristiano, forse, ma fedele (quando la Supermind scendeva in lui) al verbo di Gesù, che ammirava. L’importante, comunque, è non farsi coinvolgere al punto da perdere la libertà: non farti risucchiare dalle contingenze, non farne degli idoli!» 
«Posso aiutarti io – Arianna s’infilò nello spiraglio rimasto dischiuso tra le parole di pietra di Julim – con le parole lette sul sito di quel Miro con cui Lorenzo ultimamente flirtava (internettamente). È Gottfried Benn che parla, uno che pasteggiava a pane e nichilismo: “Riconosci la situazione e rapportati ad essa. Ma senza farti coinvolgere. Collabora pure alle convinzioni del mondo, alle sintesi in tutte le direzioni della rosa dei venti se istituti ed uffici lo richiedono. L’importante è che tu tenga libera la testa in cui deve sempre esserci spazio libero per l’immaginazione. Qui il reale si concentra, si modella e sorgono le forme...”» 
«”Un giorno è gioia e un altro obbrobrio” – è sempre Benn, un po’ pensatore un po’ ‘predicatore’. Sei cascata bene, Arianna, questo è un giorno di gioia! Un giorno di salvezza (a dire il vero già da ieri). Verità della verità. Ti ho salvata perché ti è stata data una missione. Non posso, al momento, dirti di più. Solo questo, il tuo compito: recuperare la vera essenza del messaggio di Gesù Cristo: liberare l’uomo e la donna da ogni vincolo d’oppressione – personale, familiare, sociale e da parte delle ‘potenze’ (non solo l’ingiustizia del Sistema, ma gli ‘ostacolatori’ invisibili, quelli che tramano alle nostre spalle e ordiscono le loro reti dentro e fuori di noi).  
Strappa le rete! Non affidarti ad ateismi, materialismi, satanismi, e a ogni altro ismo. Sono reti a strascico. La vita terrena è una penisola, attaccata, mediante un piccolo istmo, al continente celeste. Puoi andare su e giù, se realizzi, e portare i doni sulla terra. Giù dal monte. L’uomo è un cavo teso tra il verme e Dio. Certo, non è né angelo, né bestia, eppure ne ha tutte le potenzialità. La donna, altrettanto (ma forse lo comprende meglio). Non c’è, però, bisogno di ‘emigrare’ sul ‘continente’. E neppure di andare ‘oltremare’. 
Quella che ti offro non è una nuova religione, non è nemmeno magia, ma è l’alternativa più efficace e duratura a entrambe (e senza controindicazioni). Potrai riuscire a primeggiare nella vita, ma non nel senso comune, bensì per sfruttare al meglio tutta l’ampia gamma di potenzialità che Dio ha dato all’uomo. A ciascun uomo e donna Dio ha mandato Cristo (una volta  fisicamente, per tutti – anche se è stato storicamente limitato a una striscia di terra –, ora, spiritualmente, per i molti) per distruggere le opere del Diavolo: in pratica, per liberarli da malattie, oppressione, indigenza, ingiustizie, ecc. ecc. Per liberarti. Anche dalla ‘religione’ e dai suoi ‘vincoli’. E per darti shalom – pace, felicità, benessere totale. Welfare (senza usura), wellness, welcome…  
E, soprattutto, per ampliare il tuo orizzonte. Per dare ‘sostanza’ al tuo essere-nel-mondo. Per profumarlo di ‘essenza’. Anzi, questa è la cosa più importante. Se non altro condivisa pure dai teologi, che, invece, arrancano a star dietro al Diavolo, anzi se lo sono lasciati sfuggire o l’hanno legato al lettino – della psicanalisi. E io sono teologo…»

Scruta seriamente te stessa, il tuo essere, il tuo destino; donde vieni e dove dovrai posarti; cerca di conoscere se è vita quella che vivi o se c’è qualcosa di più.” Arianna taceva. Sorbiva in silenzio. Scrutava. Le pareti dell’anima si rivestivano dei pensieri di Julim (e in quel frangente dall’onda di Gregorio Nazianzeno). E lei correva, come una bimba, a piedi nudi e col sorbetto in mano, sulla moquette delle sue parole.
«E non è parola ‘imputtanita’ – come Gurdjieff definiva gli imbellettamenti del linguaggio – o chiacchiera heideggeriana. Ma è Cura, alla Battiato (al di là della Cura ‘apprensiva’ alla Heidegger). E per andare più lontano, o più vicino, è Cura alla Gesù Cristo… Arianna, seguimi (I care for you): Dio, non solo è, ma avviene. Dio viaggia-con-te. Il Cristo e lo Spirito Santo, il suo alter-ego, sono i tuoi mentori nel tuo nuovo viaggio. Non poi così lungo… E non mentono.  
Sii autentica, sii te stessa… Sii pratica, volgiti all’azione. Lascia stare, invece, i tuoi totem e tabù, i vincoli, le ristrettezze mentali e spirituali (per non dire fisiche) tipiche di tanti cristiani. E se sei svantaggiata, anche di base, ma non è il caso tuo, Lui ti può fare come nuova; ti dà comunque una marcia in più.» 
Arianna si rendeva sempre più conto della strana assonanza della terminologia e del modo di esprimersi di Julim con quello di Tomás, pur con qualche dissonanza (e colore dell’aura. Ma sarebbe rimasta ancor più sorpresa nel riscontrare la somiglianza tra i ragionamenti di Julim e quelli di Gaia, il suo ‘alter-ego’ femminile in quel di Pugnochiuso, dall’altra parte della sponda, anche mentale). Ma c’era pure qualcosa (anzi, di più) del suo Lorenzo.
«A mio avviso non c'è nulla di più materialista delle credenze che si dichiarano antimaterialiste. E minano il cristianesimo alla base. Altro che esserne l’essenza! La carne è manifestazione dello spirito, non sua malefica zavorra terrena... Ormai è il Kairòs, il momento maturo – l’attimo fuggente – per il passo decisivo nella tua storia personale, il punto di flesso nella tua evoluzione esistenziale. Ma non solo la tua. Arianna, devi mettere a disposizione la tua carne (un fremito la pervase) e trasmettere urbi et orbi il verbo personale, quella costellazione di situazioni raggrumata e precipitata nel Kairòs. Il tuo verbo, il mio verbo, il Suo verbo…» 
Julim non demordeva: il ‘treno’ sembrava lo stesso di Tomás, ma il vagone diverso. Di prima classe.
«Ben più di Prometeo, Sisifo è l’immagine dell’uomo, che va su e giù con pesi che possono schiacciarlo. E lo hanno schiacciato. L’armonia primigenia è stata distrutta; all’età dell’oro sono succedute la ‘colpa’, la cacciata dal paradiso, il Male. Personale e cosmico, con tutto il suo repertorio (il Diavolo, gli spiriti maligni, le strutture dell’ingiustizia e dell’iniquità). L’uomo e la donna, caduti nella trappola, sono stati cacciati, esiliati, si sono persi nella selva oscura, sono caduti prigionieri nella torre e nelle segrete del castello. Sono piombati nel sonno, distesi o impiedi, come tante belle statuine. Oppure vagano come automi, marciano come tanti soldatini, girano tutt’intorno come carillon rotanti e rutilanti. E intanto marciscono. Anche quando fanno i narcisi. 
La mela è marcia, Biancaneve giace morta, la bella addormentata continua il suo sonno senza sogni, Pinocchio imputridisce nella balena. C’è l’attesa del risveglio, del principe azzurro, del ritorno del figliol prodigo. Occorre che Giona faccia capolino dalla bocca del pesce. Si è persa, nell’indifferenza generale, la speranza della redenzione, del salvatore, dell’oltreuomo. Frutto dell’abbassamento…  
Il deserto cresce. Aspettiamo la stagione delle piogge. E la fioritura di nuovi germogli. Jesus Christ Superstar.» 
E sempre più scalpitante: «Noi viviamo in un’epoca ‘pagana’ (nel senso meno nobile del termine), e quindi c’è necessità di soteria, salvezza, ossia di liberazione da tutti gli strali del Fato, della cattiva fortuna; tutti, che lo diciamo o no, cerchiamo un riparo da quel non meglio definibile senso d’insicurezza, di paura, timor fati, mancanza di senso, spaesamento, vuoto, nihil, angst, che ci circonda. Salvezza è salus. O meglio ancora, shalom, il termine originario, più onnicomprensivo, olistico: salute fisica, psichica e spirituale, pienezza di vita, gioia, felicità, spensieratezza, ricchezza, pace. 
Un pan-angelismo (mi verrebbe da dire) che si contrappone al pan-demonio. Anche quello della diffusione totale, anche nella sua versione degenerata (quella sui generis fa invece bene), della tecnica e della mentalità umana: quella dell’individuo comune, massificato, banalizzato, il cui triste esito è il congelamento di estesi ‘distretti’ psichici e spirituali dell’uomo. Ma questo è anche il periodo della secolarizzazione, sia pure sempre più striata di religiosità (anche stinta).» 
«E della mondializzazione – Arianna spezzò all’improvviso il monologo di Julim. Occorre approntare le contromisure per non farsi stritolare dalle spire del serpente globale. Occorre acquisire le nozioni basilari per appropriarsi della comunicazione e passare così dal ghetto all’avanguardia. Sono parole di Lorenzo, mio marito (ora a mezzo servizio). Aveva ricominciato a parlare così, dopo un bel po’ di anni, da quando aveva riallacciato il flirt con certo pensiero non-conforme, come lui lo definiva. Un po’ parlava di nuovi cieli e nuove terre – un po’ come te – ma subito dopo, sgusciato dalla ‘rete’ – internet (in particolare dal sito di quel Miro di cui ti ho accennato, che comunque anch’io trovavo molto interessante, e alternativo) –, se ne usciva con un “Non voglio andare in paradiso, voglio combattere ancora!”» 
«Ezra Pound, lo conosco. Ho fatto parte di un gruppuscolo di destra radicale, quasi anarchico – tra il dannunziano e lo stirneriano. Una sorta della vostra post-sessantottina Lotta di Popolo. Stazionavo sul crinale, ma scivolavo quasi sempre sul versante ideologico. Ero l’intellettuale del gruppo. Apolide (ma anche apollineo – gongolò Arianna, mai pisola) e dionisiaco, alla Nietzsche. Poi sono saltato a sinistra e ho incontrato la Teologia della Liberazione. Di lì i miei primi interessi per la teologia. Sai, i due Boff, Paulo Freire, Frei Betto, Rubem Alves, Carlos Mesters e tanti altri. 
Interessi che all’inizio convivevano con una sorta di esoterismo cristiano attinto lateralmente da una ragazza che frequentavo, una seguace di Gurdjieff (qui sai, in Brasile, c’è una pletora di esoteristi, ermetisti, spiritualisti e affini). Mi introdusse a studi sulla personalità umana, ma da un’altra prospettiva. Sempre alla ricerca del centro permanente di gravità, che non riuscivo a trovare. Ero sempre sbilanciato. La Destra entrava nella Sinistra e la Sinistra s’imbucava nella Destra (non che Lorenzo fosse poi così diverso – pensò Arianna, in pieno repechage emotivo e con i brividi sensual sempre più a fior di pelle).»

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