venerdì 24 febbraio 2017

Pop -up. Fermate il mondo, voglio salire


POP-UP
Fermate il mondo, voglio salire

Oggi un pit-stop. E in attesa di un controllo alle gomme (un po’ sgonfie, per cui corro ai ripari), qualche pensiero tratto dai miei post su Facebook (“libro delle facce” o “alla faccia dei libri”: ma io ci metto la faccia e “libreggio” – mi libro con i libri; più che altro citazioni, eccitate o sognanti, anche autoreferenziali).
Tu dirai: che fai, pontifichi?
Più che altro, salgo sui ponteggi (l’ho fatto). E creo ponti, talvolta li distruggo…
Basta struggerci, o fare come lo struzzo: basta con le ciance, ecco alcuni chicchi (chicche mi sembra troppo sdolcinato; cicche, no: mi sentieri troppo schiacciato).
1)  Non disperdere la tua energia, focalizzati solo sulle cose importanti... E non pensare di essere tu il centro dell’universo. C’è ben altro!
«Buona parte della nostra energia viene usata per alimentare la nostra sensazione di essere importanti … Se riuscissimo a rinunciare in parte a quest’ultima, ci accadrebbero due eventi straordinari. Primo non utilizzeremmo più la nostra energia per cercare di mantenere viva l’illusione della nostra grandezza; secondo, avremmo risparmiato energia sufficiente per intravedere la vera grandezza dell’universo.» (da “L’arte di sognare”, di Carlos Castaneda).
2)  Tieni un occhio aperto, l’altro chiuso, ma aperto sul mondo dei sogni: un occhio serve per guardarci intorno, l’altro per guardare oltre... (per sognare, fantasticare, entrare nel mondo interiore e nel “divino”).
3)  Ogni immagine nasconde tanti significati, evidenti e da scoprire: non ti fermare davanti alla prima “lettura” delle cose. Per vivere bene bisogna avere tanta, ma davvero tanta, immaginazione...
E poi, non sviluppare solo la conoscenza, sviluppa soprattutto l’intuito! «Se la preghiera è noi che parliamo a Dio, l’intuito è quando Dio parla a noi.» (Wayne Dyer)
4)  Creatività, disponibilità, flessibilità: in queste tre parole c’è il segreto del vivere bene.
C’è anche la sofferenza di chi si sente creativo, avrebbe tante cose da dire, ma non riesce a farsi sentire... Molte persone sono così, ma si sentono soffocate (come l'aragosta di uno dei miei recenti post). Sentire tante banalità e notizie "aggiustate ad arte" sui vari TG (ma c'è anche la TV seria, e anche divertente) fa sentire "spaesate" tante persone.
È davvero il momento di rompere il guscio...
Concludo con un contributo esterno (da me citato nel post):
LA SOFFERENZA DI CHI SI SENTE CREATIVO E NON SA OMOLOGARSI AL “NORMALE”.
Come psicoterapeuta, incontro spesso persone dotate di un’ottima salute mentale ma sofferenti, a causa della patologia sociale in cui vivono immerse. Nel corso degli anni ho individuato, dietro a tante richieste di aiuto, una struttura di personalità dotata di sensibilità, creatività, empatia e intuizione, che ho chiamato: Personalità Creativa.
In questi casi non si può parlare di cura (anche se, chi chiede una terapia, si sente patologico e domanda di essere curato) perché: essere emotivamente sani in un mondo malato genera, inevitabilmente, un grande dolore e porta a sentirsi diversi ed emarginati.
Le persone che possiedono una Personalità Creativa sono capaci di amare, di sognare, di sperimentare, di giocare, di cambiare, di raggiungere i propri obiettivi e di formularne di nuovi. Sono uomini e donne emotivamente sani, inscindibilmente connessi alla propria anima e in contatto con la sua verità. Queste persone coltivano la certezza che la vita abbia un significato diverso per ciascuno e rispettano ogni essere vivente, sperimentando così una grande ricchezza di possibilità.
É gente che non ama la competizione, la sopraffazione e lo sfruttamento, perché scorge un pezzetto di sé in ogni cosa che esiste. Gente che non riesce a sentirsi bene in mezzo alla sofferenza e incapace di costruire la propria fortuna sulla disgrazia di altri. Gente che nella nostra società non va di moda, disposta a rinunciare per condividere. Gente impopolare. Derisa dalla legge del più forte. Beffata dalla competizione.
Portatori di un sapere che non piace, non perdono di vista l’importanza di ciò che non ha forma e non si può toccare. Sono queste le persone che possiedono una Personalità Creativa. Persone ingiustamente ridicolizzate e incomprese in un mondo malato di arroganza, e che, spesso, si rivolgono agli psicologi chiedendo aiuto.
Ognuno di loro è orientato verso scelte diverse da quelle di sempre. E in genere hanno valori e priorità incomprensibili per la maggioranza. Non seguono una religione, ma ascoltano con religiosa attenzione i dettami del proprio mondo interiore. Sanno scherzare, senza prendere in giro. Pagano di persona il prezzo delle proprie scelte e preferiscono perdere, pur di non barattare la dignità.
Sono fatti così. Poco ipnotizzabili. Poco omologabili. Poco assoggettabili. Persone che non fanno tendenza. Forse. Gente poco normale, di questi tempi.
(Gente con l’anima. Fonte: carlasalemusio.blog.tiscali.it Tratto da: DolceVita online)

martedì 21 febbraio 2017

ALÈ NAMASTÈ OLÈ – ALOHA


ALÈ NAMASTÈ OLÈ
ALOHA

Inizio del post: un remake di un brano tratto dall’incipit del mio inedito Nietzsche: sneakers o tacchi a spillo? (N.B. Solo per coraggiosi, per quelli che amano giochi di parole, calembour e roba cantando: se volete, saltatelo e andate direttamente a: Bene, è partito, puntuale, questo martedì. ecc. ecc.).

Uccidimi dolcemente, ma uccidimi… Entra nel rovescio del mio mondo e affonda il tuo cultro lì dove gli altri hanno fallito. Trascrivo febbrilmente i loghia onirici, battendo sul tempo i famelici gargoyle del subconscio, spasmeggianti nevrilmente dalla brama d’ingoiarli nei lenti gorghi amnesici. L’oceano notturno si è ormai contratto in un’anoressica pozzanghera: solo i vortici di alcuni citri d’acqua dolce – i sogni che hanno bucato le porte di corno (quelli che verità li incorona se un mortale li vede) – sono sopravvissuti. V’intingo la mia plume mentale, strappata all’uccello nottaiolo attardatosi a oziare sullo spoglio ramo dell’ultimo ramingo albero della fuggente selva dell’oblio e… fandango.
Because the night belongs to lovers, because the night belongs to lust, because the night belongs to us… È l’alba, la notte è scappata coi suoi amanti, i dardi aurorali scippati alla febica faretra hanno colpito a morte le mie effervescenti passioni ctonie (ma rivivranno allo scoccare della mezzanotte) e i gendarmi del mattino hanno ammanettato le mie voglie corsare (adieu fuitina stellare con Jessica Alba… ogni notte un trip diverso).  
It’s too late to apologize. Non ho più scuse. Dalla radiosveglia la voce velvet del sempre cool Timbaland mi riporta sulla battigia. It’s too late… Lascio Garden of nights (il Village da dreamer radical-chic – niente di particolarmente osé: solo Muse e qualche strip) e mi butto giù dal letto.
Della notte mi è rimasto solo il sorriso: lentamente passo per l’ultima volta il dito sulle sue labbra di sogno, prima che si assottiglino e sublimino, impalpabili come labili fili evanescenti, al balenare delle prime pallide luminescenze diurne. L’eco narcisa degli ultimi sparsi frammenti onirici cerca invano di raggiungermi, ma ammutolisce spaurita davanti all’alba sorgiva, sfiatando pudica nel lete delle memorie fuggitive. No pain no drama: ho già trascritto le stille essenziali, lascio senza magone le vaghe stelle dell’orsa.
Il telefono squilla (l’ultima, definitiva, rupture al notturno soffitto di cristallo – di lì, rapito, posso mirare l’epifania degli dèi). Squallida cocotte, vattene per la tua strada… io sono fedele al mio computer (e pensare che fino a qualche annetto fa manco me lo filavo…). 
Lascio a letto i miei clandestini philosophes prêt-à-porter (nouveaux o anciens, tutti mi fanno il filo, ma io mi fermo ai preliminari), snobbo la cornetta – di giorno sono fedele – e vado a tirare.  
Slash-flash: qualche strisciata di piccì, per tenermi su. Inizia la mia giornata.

Bene, è partito, puntuale, questo martedì. Sottofondo, prima di iniziare a scrivere, VH1 (la rete TV musicale). Prima la Top Ten, poi, di colpo, l’ultima dei Depeche Mode, Where’s The Revolution: sorpresa…

You’ve been lied to, you’ve been fed truths. Who’s making your decisions? Where’s the revolution? …
Your rights abused, your views refused… They manipulate and threaten with terror as a weapon, scare you till you’re stupefied, wear you down until you’re on their side.
The train is coming, so get on board. The engine’s humming, so get on board!
Ti hanno mentito, ti hanno rifilato verità. Chi sta prendendo le tue decisioni? Dov’è la rivoluzione? …  
I tuoi diritti violentati, le tue opinioni rifiutate… Ti manipolano e ti minacciano con le armi del terrore, ti spaventano fino ad annientarti, ti sfiniscono fino a portarti dalla loro parte.
Il treno è in arrivo: sali a bordo! Il motore romba: sali a bordo!

Salgo anch’io a bordo, ma prima di salire, un po’ di meditazione mattutina (insieme a qualche esercizio fisico di risveglio) e, nell’aprire a caso la Bibbia (ma il caso è lo stratagemma che Dio usa quando non vuol farsi riconoscere…), ecco le parole di Proverbi 5,15-18a
Bevi l’acqua della tua cisterna
e quella che zampilla dal tuo pozzo,
Le tue fonti devono forse spargersi al di fuori?
I tuoi ruscelli devono forse scorrere per le strade?
Siano per te solo, e non per gli estranei insieme a te.
Sia benedetta la tua fonte…  
Che parole politicamente scorrette, fuori dal coro, lontane mille miglia dal melensume pseudo-altruistico di tante ciance (vanità delle vanità) che si sentono oggi!
Acqua viva al posto di tanta acqua stagnante (e la papera neanche galleggia…). E riguardo agli stranieri, non intendo tanto gli stranieri veri e propri, quanto i tanti estranei che vogliono inquinare, contaminare, contagiare la nostra vita. Pensando di fare la rivoluzione…
Ed ecco che le parole di Where’s the revolution? cascano a fagiolo. È forse il Karma? O è il Dharma? È la devolution? Ho quindi pensato di fare un cocktail (alcolico) di alcune delle parole delle prime quattro classificate a Sanremo: ed ecco il risultato. Alè, Namastè!

A chi trova se stesso nel proprio coraggio, a chi nasce ogni giorno e comincia il suo viaggio, a chi lotta da sempre e sopporta il dolore: qui nessuno è diverso, nessuno è migliore.
A chi ha perso tutto e riparte da zero, perché niente finisce quando vivi davvero.
Ho lasciato troppi segni sulla pelle già strappata, ho cercato nel conflitto la parvenza di un sentiero. Ho sempre fatto tutto in un modo solo mio, poche volte ho dato ascolto a chi dovevo dare retta, ma non ne ho tenuto conto, ho sempre avuto troppa fretta…
Almeno tu rimani fuori dal diario degli errori, da tutte le contraddizioni, da tutti i torti e le ragioni, dalle paure che convivono con te, dalle parole di un discorso inutile.
Ho guardato nell’abisso di una mattina senza alba. Essere o dover essere: il dubbio amletico contemporaneo…
Ricordo la notte con poche luci, ma almeno là fuori non c’erano i lupi… E la paura frantumava i pensieri, che alle ossa ci pensavano gli altri.
Cambia le tue stelle… se ci provi riuscirai: prendi a morsi la vita!
Non è tardi per ricominciare, ma scegli una strada diversa… E ricorda bene: la vita che avrai non sarà mai distante dall’amore che dai.
E soprattutto, ricorda di disobbedire, perché è vietato morire!
È una corsa che decide la sua meta: questo tempo non è sabbia, siamo passi, siamo storie…
La folla grida un mantra, l’evoluzione inciampa, la scimmia nuda balla… Corpi asettici, tutti tuttologi col web, coca dei popoli, oppio dei poveri.
Intellettuali nei caffè, internettologi, soci onorari del gruppo dei selfisti anonimi: l’intelligenza è démodé. Risposte facili, dilemmi inutili, storie dal gran finale: per tutti un’ora d’aria, di gloria.
Namastè Olè.